La
"Festa dei Gigli" a Barra si tiene ogni anno, durante l'ultima domenica
di settembre.
Nel corso della settimana precedente la
domenica nei vari rioni, allestiti dai comitati partecipanti, si
svolgono folkloristiche manifestazioni.
La domenica si ha la "ballata" dei
Gigli che percorrono: Corso Sirena (percorso storico fino al 1954), Via
Serino, Corso Bruno Buozzi e Via Luigi Martucci questo circuito
rotatorio, da la possibilità allo spettatore di rimanere fermo ad un
posto e veder sfilare davanti a se tutti i Gigli. La "ballata" inizia
verso le ore 11, poi c'è la pausa per il pranzo e termina a notte
inoltrata.
Non di rado la festa prosegue anche
fino alle prime luci dell'alba.
Tali costruzioni,
denominate per l'appunto Gigli, complesse opere
architettoniche realizzate dagli artigiani locali,
vengono portate in processione al ritmo di canzoni e
musiche composte ogni anno appositamente per la festa,
oltre a rivisitazioni di brani appartenenti alla
tradizione musicale napoletana ed italiana. Gruppi di
oltre 100 uomini, che assumono il nome di paranza,
sollevano a spalla i Gigli attraverso appositi supporti
di legno denominati "varre" e "varrielli" fissati alla
base della struttura.
Il percorso di BARRA:
TRATTO
DI STORIA DAL LIBRO IN 2 VOLUMI
intitolata “Tradizionale festa
dei gigli Barra 1800 – 2000” di Romano Marino.
Tutte
le informazioni che di seguito saranno riportate sono liberamente tratte
dall’opera.
Alla più folkloristica tradizione barrese,quella dei Gigli,nn si era mai
riuscito a trovare una data di inizio. La festa dei Gigli di Barra è
vista,infatti,come discendenza da quella nolana,e da essa ancora
dipendente. Nonostante ciò,la nostra festa si differenzia molto da
quest'ultima:infatti ha sviluppato un senso di spettacolarità
tipicamente barrese,una produzione canora paragonabile,in alcuni anni,a
quella classica napoletana e un'ineguagliabile abilità nel far danzare
gli obelischi linei lungo le strade e le strettoie del tragitto.
Prima di entrare nel vivo della questione,bisogna soffermarsi per
qualche minuto sulla realtà esistente a Barra prima della creazione
della festa. Bisogna ricordare che almeno fino al 1780,anno del
censimento del sacerdote Giuseppe Del Giuduce,Barra era composta da vari
appezzamenti coltivati che provvedevano a fornire sostentamento e lavoro
alla maggior parte delle famiglie barresi;infatti una ristretta
minoranza lavorava come facchini al porto di Napoli.Questa categoria di
lavoratori era composta soprattutto da San Giovannari ( il soprannome
della categoria ) , i quali trasportavano la merce affidandosi ad una
spranga di legno che
poggiavano su una spalla. Coloro furono anche fra i primi a cullare i
gigli durante la festa di Nola e, quindi, fra i promotori della festa di
Barra. Oltre ad attribuire a questa pratica la paternità della ballata
Barrese,le origini della festa risalgono,con molta probabilità,al
rapporto che aveva la comunità con la religione e alle vicende di culto
legate a Sant' Anna e Sant' Antonio.
Un primo riferimento concreto alla festa dei gigli lo troviamo nella
canzone “Saggezza antica” di Eduardo Napolitano.
“…si putessero turnà
Chilli viecchie caporele
‘e sissantanne fa,
j’ ‘e vulèsse dumandà…” . Nel verso
appena citato, l’autore non indica una data qualsiasi, semplicemente per
fare una rima, ma ne utilizza una in cui lui sapeva che sicuramente la
festa esisteva. Infatti, in questa canzone composta nell’anno 1937,
l’autore parla di una festa antica di sessanta anni, quindi quella del
1867.
Ma non possiamo, ovviamente, prendere questa data come quella indicante
la nascita della festa. Infatti, dal ritrovamento di varie delibere
comunali possiamo far risalire la festa addirittura al 1822.
1. 01/07/1822 – “…non si autorizza la processione di un castelletto di
legno detto Giglio, in occasione della festività della Patrona di questo
comune lungo la strada principale di poiché si è nell’attesa, dopo una
comunicazione scritta inviata alla Regia Intendenza, l’autorizzazione
per ordine pubblico.”Possiamo quindi dedurre che il
primo giglio abbia avuto una funzione prettamente ornamentale e che sia
rimasto fermo nella piazza parrocchiale a causa di una mancata
autorizzazione delle istituzioni di allora. Ragionevolmente, l’anno
successivo il giglio avrà cominciato a danzare grazie ai facchini di cui
abbiamo parlato precedentemente.
2. 30/06/1823 – “…Il Sindaco avutone l’autorizzazione e predisposto
adeguato servizio d’ordine con Guardia Nazionale, municipale e
campestre, autorizza che sia trasportata per la strada parrocchia una
macchina lignea detta Giglio similare a Nola…”. E’ questo
decreto a sancire la nascita ufficiale della Festa dei Gigli di Barra.
3. 20/07/1824 – “…nel tratto della strada parrocchia e strada di sotto,
lo stesso dalla strada di sopra alla tenuta dei Principi Spinelli
bisogna togliere 4 fanali perché nell’eseguire processione della Santa
Patrona con al seguito castelletti di legno denominati Gigli. La Giunta
delibera affidare l’incarico all’inserviente comunale Benito Ascione a
cui verranno rilasciate grana 86…”
Come avrete notato, si è aggiunto al giglio della parrocchia un secondo
giglio, quello del rione aristocratico e nell’anno seguente si aggiunse
un terzo giglio, quello del Comitato Serino.
La florida storia della Festa subisce la sua prima caduta nell’ottobre
del 1829 quando il sindaco di Barra, in una lettera al Signor
Intendente, spiega di aver convocato i capo paranza e di aver vietato ai
Gigli di accompagnare la statua della Patrona in processione. Molto
probabilmente fu il parroco di quel tempo a vietare la festa,
ritenendola motivo di disturbo nella processione religiosa. Non sono
stati ritrovati documenti che attestino queste supposizioni ma don
Giuseppe Minichino, in una relazione scritta 9 nove anni dopo, fa
riferimento alla processione di Sant’Anna, affermando che “…nel
celebrarsi detta festività non vi è disturbo alcuno…”: con ogni
probabilità si riferiva proprio alla processione dei gigli che seguivano
la Santa Patrona.
Questa richiesta non fu accettata immediatamente ma soltanto dopo una
decina di anni quando, dal 1836 al 1838, la festa fu sospesa a causa di
un’epidemia di colera. Durante questi anni di inattività si cercò un
accordo fra le varie fasce sociali per estrapolare la festa dei Gigli
dalla processione di Sant’Anna e associarla a quella di Sant Antonio.
Molti furono i cittadini promotori non solo di questo cambiamento ma,
addirittura, del suo spostamento all’ultima settimana di settembre.
Inoltre, il fatto di svolgere la festa a settembre rendeva più agevole
ai nolani la costruzione degli obelischi: infatti, per trasportare il
legno sui carri da Nola a Napoli occorrevano circa 15 giorni, senza
tener conto dei tempi richiesti per smontarlo (dopo la festa a Nola) e
ricostruirlo (una volta giunti a Barra).Un altro importante cambiamento
riguardava la stessa festa: non si svolgeva più in processione al
seguito della statua, bensì era Sant’Antonio che si muoveva, a bordo di
un carro, e si recava a benedirli.
Ma la continuità di questa tradizione, che aveva assunto una forma
puramente popolare, fu interrotta nuovamente nell’anno 1854, a causa di
un’altra epidemia di colera.
A questo episodio ne seguì un altro, nell’anno seguente, altrettanto
significativo: per il primo anno nella storia della festa ci fu un
intervento economico da parte del Comune di Barra, il quale garantì ad
ogni commissione organizzatrice una somma di 170 ducati.
Dopo poco tempo però, nel 1860, la festa fu sospesa ancora una volta,
quest’ultima dovuta ai fermenti politici legati all’unità di Italia e
all’arrivo di Garibaldi a Napoli.Dall’anno successivo si
cominciarono a fare le cose sul serio, il comune investì dei fondi per
addobbare il quartiere con ghirlande di edera intrecciata che pendevano
dai balconi lungo tutto il Corso Sirena. Ovviamente, per vedere
luminarie a petrolio bisognerà attendere la fine del 1800 e, per quelle
elettriche nei vari rioni, bisognerà aspettare fino agli anni ’60.
Nel periodo che va dal 1863 al 1869 si aggiunse un quarto giglio, della
Commissione di Piazza Crocella e, nel 1870, se ne aggiunge un quinto,
quello della Traversa. Fu proprio quest’ultimo a portare il primo
cantante sui gigli, il tenore Augusto Banfi, l’unico in grado di
superare con la propria voce la musica. In questo periodo, inoltre, si
decise che per ogni giglio ci sarebbero stati 2 caporali, detti Maestri
di festa: la domenica prima della festa, il giglio veniva portato
davanti alla casa del Maestro più anziano, dove veniva vestito; la
domenica dopo la festa, veniva portato davanti alla casa del Maestro più
giovane, dove veniva spogliato. Il programma della festa si svolgeva
così:
· Cacciata: presentazione del Comitato per l’anno successivo alla
cittadinanza, con fanfara al seguito;
· Sabato precedente alla Festa dei Gigli: la sfilata lungo il Corso
Sirena, con fanfara al seguito, si svolgeva dalle 18:00 alle 21:00;
· Domenica della Festa dei Gigli: la festa iniziava intorno alle 09:00,
con l’uscita del parroco con la statua di Sant’Antonio in piazza e
l’ingresso dei gigli in quest’ultima per essere benedetti. I gigli
cominciavano a ballare intorno alle 10:00, si fermavano alle 13:00 per
il pranzo e riprendevano alle 16:00 per concludere, poi, la festa
intorno alle 19:00.
Nel 1893, l’evoluzione della festa fu costretta ad arrestarsi ancora una
volta a causa di una nuova epidemia di peste colerica.Dalla ripresa
della festa, arrivando fino agli inizi del ‘900,la figura del secondo
caporale andò man mano scomparendo, anche perché l’organizzazione della
festa ricadeva soprattutto sulle spalle del Maestro di festa
più anziano. Anche gli inizi del 1900
furono travagliati per la festa: nel 1910 la festa ricevette un
ampliamento con un sesto gigli ma l’anno seguente ci fu una nuova
interruzione dovuta all’ennesima epidemia.
Nell’anno 1912 ci fu un’importante innovazione che innalzò l’orgoglio
delle paranze barresi: per la prima volta una paranza tutta Barrese si
recò a Nola per la festa, comandata dal caporale Giuseppe Scognamiglio,
detto “Peppe ‘a Serena”, il quale aveva già comandato, nel 1908 e nel
1910, due paranze miste.
E fu proprio in questa festa che ci fu l’innovazione del “Cuonce cuonce,
e ghiettalo!”, inventato dallo stesso Peppe ‘a Serena, che andò a
sostituire l’antico “E posa”.Racconto del giorno:
…Ebbene, quel giorno, Peppe ‘a Serena, dopo aver sfilato insieme alla
paranza con il Giglio in Piazza Duomo, appena lo ebbe allineato di lato
al Palazzo di Città e prima di fermarlo, richiese ad un trombettiere
dalla fanfara di suonare due “attenti”.Appena il trombettiere ebbe
eseguito questo comando, i capo paranza, che stavano intorno ai facchini
gridarono “Aizzate ‘e rine!”, e subito dopo la voce stentoria di
Siscariello gridò: “Cuonce cuonce, e ghiettalo!”. I facchini in
contemporanea piegarono le ginocchia ed il giglio cadde di botto a terra
.
Ci fu un momento di smarrimento in piazza, perché era
la prima volta che si vide una posata energica, tale da farne sentire il
rumore. Il giglio non caddè subito perpendicolarmente ma oscillò un
poco. Si alzò un parapiglia, tant’è che i Carabinieri intervennero e
richiesero la presenza di Peppe ‘a Serena in caserma, con il rischio di
imputarlo per attento alla pubblica incolumità….Ancora,
a questi stessi anni è da imputare la nascita delle sfide fra le varie
paranze. Tutto nacque dal fatto che il Corso Sirena, il quale all’epoca
veniva percorso in entrambi i sensi, era troppo stretto per permettere
ai gigli che si incontravano lungo il cammino di passare
contemporaneamente. Generalmente si faceva in modo che i gigli si
incontrassero in spazi un po’ più ampi, però una volta (di cui non si
conosce la data precisa, si sa solo che accadde fra il 1910 e il 1912),
il giglio di Serino, comandato da Peppe ‘e Pieppo, anziché attendere
l’arrivo del giglio della Parrocchia, comandato da Tuardiello, nello
slargo del Corso Sirena, gli andò in contro. Il giglio della Parrocchia
non si tirò indietro e si incontrarono a metà strada, con entrambe le
fanfare che continuavano a suonare.La competizione durò per circa 10
minuti, dopodiché il giglio della Parrocchia si fermo, lasciando
riposare la paranza. Quando si rese conto che aveva vinto la sfida,
Peppe ‘e Pieppo non si fermo, anzi avanzò verso le varre vuote
dell’altro giglio, facendopoggiare
quelle del giglio di Serino sulle altre. A questo punto fu il giglio
della Parrocchia ad indietreggiare ed a cedere il passo. Questa sfida fu
chiamata “ ‘E varre ‘nganno”. A quell’episodio ne seguirono
molti altri simili, soprattutto a causa del divertimento che ne avevano
ricavato sia gli organizzatori sia la popolazione.
Ancora una volta, negli anni che vanno dal 1914 al 1918, la festa non fu
fatta a causa dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale.
Le feste del dopoguerra furono fra le più belle fino ad allora
organizzate: infatti fu nel 1920 che si indisse, per la prima volta, un
concorso che vedeva vincitrice la migliore canzone. Dopo appena 2 anni,
la festa era divenuta talmente popolare che si toccò per la prima volta
la soglia degli otto gigli, evento che costrinse il Comune di Barra a
chiedere un incremento delle forze dell’ordine.
E dopo soli altri 3 anni, in pieno periodo fascista, venne addirittura
attribuito al lunedì dopo la festa un significato particolare: era la
festa delle donne. Alcuni carri andavano per le contrade di Barra, San
Giovanni a Teduccio, San Giorgio a Cremano e Ponticelli per raccogliere
le donne che volevano partecipare alla festa. Alcune di queste prendeva
parte attivamente alla festa, altre si concedevano una giornata di svago
e allegria. Questa parte della festa fu abolita con la caduta del
fascismo.Bisogna tener conto che, in quegli anni, i facchini per ogni
paranza erano circa 60 (compresi i ricambi) e che il giglio pesava circa
20 quintali (attualmente il peso è di circa 12/13 quintali) . Quindi,
dato l’elevato peso, le alzate erano brevi mentre le pause piuttosto
lunghe. Soltanto negli anni 60 il giglio fu alleggerito notevolmente,
soprattutto grazie alla struttura e al materiale differente utilizzato
per il vestito.
All’epoca, il costo totale di un solo giglio si aggirava fra le 800 e le
1200 lire, per la paranza si spendevano massimo 250 lire, per la fanfara
massimo 180 lire (senza contare i soldi spesi per le vettovaglie e il
pernottamento dei musicisti fatti venire da fuori), per i cantanti
massimo 100 lire, per il fitto del giglio massimo 160 lire, il trasporto
del legname e dei vestiti dei gigli da Nola a Barra su di un carro
costava massimo 150 lire. Un altro avvenimento storico della festa dei
gigli ci fu nel 1937, quando per la prima volta nella storia della festa
la Barca Nolana fu portata a Barra su richiesta del Rione Marciapiede.
Ovviamente non passò certo inosservata e numerosi furono gli sfottò,il
può quotato riteneva che, in mancanza di denaro, era stata fatta la
barca, che costava meno e richiedeva meno uomini.
Un nuovo arresto all’evoluzione della festa, si ebbe con la Seconda
Guerra Mondiale. Ma quello fu un periodo nero un po’ per tutte le
manifestazioni: infatti fu negata la processione anche di Sant Antonio.
Soltanto nel 1947, con la fine della guerra, fu ristabilita la normalità
e Sant Antonio uscì sia in processione a Giugno sia per
benedire i gigli. Inoltre, con la caduta del fascismo, non furono più i
gigli a spostarsi per ricevere la benedizione del Santo in Piazza
Spinelli, ma fu quest’ultimo ad andare in processione il sabato
pomeriggio e la domenica sera: ci impiegava due giorni anziché uno
perché il giro era molto più lungo e, inoltre, non si muoveva più su un
carro trainato da buoi, bensì su un tosello trasportato a spalla.
Un’altra importante innovazione, che poi non sarà più
abbandonata, fu la comparsa dei microfoni sui gigli. Nel 1955, il sabato
delle cacciate Casamiccio, su un carro allegoricamente addobbato, fece
piazzare quattro trombe microfoniche. All’improvviso, in una piazza
gremita di gente, con la fanfara schierata e in attesa del segnale per
la partenza, si udì “Pronto prova, pronto prova”: da quel momento fu un
nuovo segnale di via per la festa. La stessa vicenda si ripeté il giorno
seguente. Le trombe microfoniche erano attaccate alla corrente elettrica
tramite una presa: il sabato, quest’ultima era ubicata nel Circolo di
Sant’Anna; la domenica, invece, ad ogni sosta del giglio, la presa
veniva attaccata in una bottega grazie alle gentili concessioni dei
commercianti. Bisognerà aspettare gli anni sessanta per ottenere un
impianto autonomo costituito dalle batterie dei camion, pesantissime,
imbracate sotto il giglio in una rete fittissima di corde. La questione
volse per il meglio negli anni ottanta, quando arrivò la
produzione di energia elettrica tramite un motore a scoppio. Questa
innovazione, capace di supportare diffusori stereo, 4 o 5 microfoni e
vari strumenti, decretò quasi la sparizione dei suonatori di trombe e
tromboni. L’ennesimo cambiamento che ci avvicina sempre più alla
festa attuale avvenne nel 1962. In quest’anno, infatti, il percorso si
andò definendo e arrivò a comprendere Corso Sirena, Via Serino, Corso
Bruno Buozzi e Via Martucci. Fino a quel momento il giro era stato molto
più breve, soprattutto a causa di una tubazione dell’acquedotto, sita in
Via Martucci, posizionata a circa 10 metri di altezza. Tutti i comitati
si mobilitarono per farla interrare ma fu solo grazie all’intervento del
Comune di Napoli, a cui questi si rivolsero, che fu possibile effettuare
questo lavoro di idraulica senza l’intervento pecuniario dei comitati.
Il percorso si ridusse soltanto nel 1989, quando, a causa dei lavori di
ristrutturazione che seguirono al terremoto, i gigli non passarono per
Via Serino.
Nel 1964, il comitato Barra Maggiore riportò a Barra la Barca nolana per
l’ultima volta.
Uno delle ultime innovazioni riguarda la struttura del giglio: infatti,
nel 1984 nasce il “porta musica barrese”. Prima di questa data, il porta
musica era profondo 60 cm e comportava che le ultime persone nelle varre
davanti l’avevano in testa.Ciro Trombetta, un carpentiere di Barra,
brevetto un nuovo porta musica che aveva uno spessore ridotto
di 20 cm che non infastidiva i cullatori. Lo propose per la
prima volta ai costruttori nolani per il giglio di Cicciotto nel 1984,
ma questi si rifiutarono perché lo ritenevano pericoloso per la
stabilità dell’obelisco. Nello stesso anno fu proposto a Milano, dove
alcuni barresi lì residenti facevano annualmente il giglio. Questi
accettarono e, verificando che non ci furono problemi, dopo fu
riproposto prima a Barra a settembre e poi a Nola l’anno successivo.
In fine, nel corso di questi anni, si andarono definendo le
paranze, le quali smisero di acquistare il nome dal capo paranza e ne
acquisirono di definitivi: questi erano per lo più aggettivi. Nel 1985
nacque la paranza “Amici miei” della famiglia Scotti; nel 1984 nacque la
paranza “La Formidabile” dal caporale Raffaele Maddaluno; nel 1987
nacquero la paranza “L’Insuperabile” da Francesco Scogliamiglio, detto
Cicciotto, e da Filippo D’Aponte, detto O’ Schiavone, e la paranza “La
Mondiale” che nacque da un gruppo di persone appartenenti alla paranza
“La Nazionale” e la paranza “S.C.I.O.R.D.A.”; nel 1995 nacque la paranza
“Ultras” dal comitato Sant’Antonio.In queste poche pagine abbiamo
esaltato la grande storia della Festa dei Gigli di Barra , con i suoi
successi e i suoi insuccessi, sicuri che resterà per sempre nei cuori di
tutti i barresi così come noi l’abbiamo descritta e la vorremmo, allegra
e spensierata.