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La pipa dalle origini ai nostri giorni

Da sempre il fumo ha esercitato sull'uomo un fascino particolare, a partire dai riti preistorici quando si bruciavano erbe aromatiche o inebrianti sulle braci per propiziarsi gli spiriti e per ottenerne i favori. La pianta del tabacco era considerata sacra; semi e foglie di tabacco sono state trovate recentemente durante i restauri di una mummia egizia. Semi di tabacco erano usati dai cinesi oltre 3 mila anni fa quali antifecondativi.


Tribù pellerossa fumavano in occasioni eccezionali: per accogliere degnamente l'ospite importante e per onorare il Grande Spirito, la loro pipa era il Calumet, e il rito era il seguente: ciascuno tirava quattro sbuffate verso i 4 punti cardinali.
Una strana pipa a forma di cilindro è stata scoperta a Mossul (odierna Siria); si stima che risalga a migliaia di anni fa.
Pipe d'epoca preistorica furono trovate in tutta l'America del Nord, nel Mississippi Superiore nel Missouri, nell'Ohio, sui fianchi dei Monti Alleghanis, sulle rive del Lago Ontario e nella regione del Saint-Laurent.


Nell'America Centrale e nel Sud America la coltivazione e l'uso del tabacco risalgono a millenni.
Pipe Gallo-Romane in ferro sono state trovate nel sud della Francia e in Valle d'Aosta.
La pipa compare in Europa, con il tabacco nei primi anni dei '500. Sono pipe in terracotta; piccole, semplici, ma già funzionali. Il loro basso costo, la facilità di fabbricazione, l'estetica sempre accattivante, invogliavano a farne uso, anche se la durata era piuttosto limitata a causa della fragilità del materiale. Questo inconveniente ha fatto sì che siano ormai rarissime quelle sicuramente antiche. Tutte pipe piccole, agli inizi, perché il tabacco è raro e costoso. Le si vedono nella bocca di marinai spagnoli e portoghesi, successivamente in quella degli inglesi ed è proprio in Inghilterra che la pipa ha la sua prima affermazione (Sir Walter Raleigh la introduce persino alla corte britannica).


Il suo uso è osteggiato in vari paesi, ma la guerra dei Trent'anni diffonde la pipe in tutta Europa.
Artigiani inglesi esportano nei Paesi Bassi la produzione delle pipe di terracotta e gli olandesi diventeranno presto i più grandi produttori di "pipe di gesso" (in realtà di argilla bianca) che ancora oggi si usano e che hanno la loro capitale, con relativo museo, a Gouda.
Altri centri attrezzati per questa produzione erano in Francia, Belgio, Nord e Sud Italia e Spagna.
Addirittura imponente la produzione della Gambier di Parigi che dal 1850 al 1926 ha sfornato qualcosa come 1.940.400.000 pipe. Ma questo fu un caso unico di "industrializzazione" applicata a questa tipologia di pipa.
Dopo la nascita di questo prodotto "terra-terra", a seguito della richiesta di fumatori più pretenziosi ed esigenti, si studiarono pipe fabbricate nei più svariati materiali, sempre più nuovi, resistenti, pregiati. Metalli come bronzo, ottone, argento, avorio; legni come bosso, palissandro, ulivo, betulla, olmo, quercia, ciliegio.


Anche le forme del fornello e del bocchino subirono parecchie trasformazioni alla ricerca continua della migliore funzionalità prima di arrivare alle forme attuali.
Accanto alle pipe di argilla (che, secondo la terra usata e i sistemi di cottura, possono essere bianche, rosse o anche nere) hanno un loro spazio le pipe di legno, genere in cui diventeranno famose quelle tedesche di Ulm.
Tedesche e austriache sono le pipe di porcellana che compaiono verso la fine del '600. Sono grosse, vistosamente dipinte, con un coperchio di metallo, spesso legate a un'appartenenza militare; hanno ancora oggi una certa diffusione nei due paesi, soprattutto a fini decorativi.
In varie città europee si aprono locali per fumare in pace e in compagnia; Federico I di Prussia fonda addirittura un'Accademia di pipatori.


Nel '700 la pipa deve fare i conti con il propagarsi, specie nelle classi più elevate, della voga del fiuto che dà origine alla produzione di oggetti spesso di pregio artistico (si pensi alle tabacchiere) e a un vero e proprio rito sociale. La pipa, a sua volta, si impreziosisce e si differenzia nelle forme e nella materia prima: metalli più o meno nobili e persino vetro (ricercata specialità, questa, di Bristol e di Venezia).
Ma è l'uso di una nuova materia, la schiuma; a segnare un'ulteriore epoca di trionfi.


Si deve arrivare verso il 1700 per vedere prodotte le prime pipe in "schiuma di mare", ancor oggi considerate assai pregiate e ricercate nella loro pur sempre limitata produzione, sia nelle forme classiche che in quelle scolpite nelle forme più fantasiose, a volte di dimensioni eccezionali. Questo minerale è chimicamente denominato "silicato di magnesio" e, almeno nella specie più pregiata, si trova solo in Anatolia (Turchia) nel sottosuolo argilloso. La schiuma ebbe il suo periodo di maggior splendore dal 1800 al 1900; le migliori erano fabbricate a Vienna. Di pipe in questo materiale ne vengono tuttora prodotte soprattutto in Turchia.


Verso il 1850-60, con l'impiego di un nuovo legno durissimo e dalla venatura particolare, la Radica (Erica Arborea un arbusto che cresce solo sulle sponde del Mediterraneo) la pipa venne prodotta industrialmente con torni e macchine all'uopo fabbricate. I primi furono i francesi a Saint-Claude nel Jura; poi subito gli italiani. Val la pena di ricordare la Fabbrica Rossi di Molina di Barasso (Varese) che arrivò, nel periodo del suo massimo splendore, a produrre oltre 50.000 pezzi al giorno impiegando circa 800 operai. Si era attorno al 1900. Un primato mai superato nel mondo.
Di pipe in radica se ne producono oggi in vari stati d'Europa, ma l'ltalia vanta il primato delle cosiddette "pipe fatte a mano" prodotte da validi ed insuperabili artigiani.
Molto conosciute sono anche le classiche pipe inglesi richieste dai più snob, le tradizionali pipe francesi e le avveniristiche danesi.


Collezionisti di pipe esistono in tutte le parti del mondo: già nel 1910 un membro della famiglia Imperiale russa dei Romanoff collezionava pipe rare, e si dice ne possedesse addirittura 27.000. Attualmente questa passione si è diffusa e in certi casi è diventata addirittura maniacale; solo in America si contano collezionisti a migliaia. In Italia collezionare vecchie pipe è di attualità.
Le più importanti case d'aste hanno già battuto pipe pregevoli, e non sono pochi gli antiquari che hanno riservato nelle loro botteghe un angolo per i collezionisti di oggetti da fumo, con in bella mostra tabacchiere in argento, oro, avorio, smalti, armadietti o mobiletti per la custodia delle pipe, bocchini fumasigari e naturalmente pipe di tutte le epoche e provenienze.


Esistono anche Musei ben frequentati, in Inghilterra, Francia, Germania, Danimarca, Olanda, Stati Uniti.
L'Italia vanta l'unico Museo al mondo che può mostrare, oltre ad una collezione di oltre 30.000 pezzi di pipe, gli utensili originali e tutta le serie dei vecchi torni a pedale e altre macchine per la fabbricazione artigianale delle pipe: è il Museo della pipa di Gavirate anche sede della "Académie Internationale de la pipe.

 

 

 

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Il fumatore di pipa

(Quadro di Van Gogh)

Chi fuma la pipa compie tutta una serie di gesti che non sono richiesti ai semplici fumatori di sigarette. Si tratta per i primi di un vero e proprio rituale che permette loro di offrire all'interlocutore un'immagine di sé quali persone calme, pazienti, meticolose, riflessive, perfino sagge. In realtà colui che fuma la pipa approfitta del lungo rituale dell'accensione per guadagnare tempo! Tempo che gli è necessario per riflettere e quindi preparare le sue risposte. Sono sempre più numerose le persone che utilizzano la pipa quale strumento, come se si trattasse di un prolungamento della mano. Si può brandire la pipa dirigendola verso l'interlocutore nel momento in cui si intende dare più forza a un ragionamento; si può utilizzare la pipa per indicare un oggetto lontano; se poi il fumatore si strofina la guancia con la mano che regge la pipe accentuerà in tal modo la propria espressione dubitativa. Quando si tiene la pipa fra i denti risulta ovviamente difficile parlare, si tratta quindi di un ulteriore trucco per prendere tempo e riflettere meglio. Certi fumatori di pipa sanno giocare bene con questo accessorio tanto che esso diventa uno strumento di comunicazione, una vera e propria appendice del corpo.


In base alle osservazioni cui sono stati sottoposti gli adepti della pipa e quelli delle sigarette, sembrerebbe persino che queste due categorie di persone siano caratterizzate da due tipi diversi di intelligenza. I primi sarebbero dunque dotati di un intelligenza astratta, vale a dire di una capacità di vedere il proprio pensiero proiettato nel tempo e nello spazio, mentre i secondi avrebbero un'intelligenza concreta, sentirebbero cioè il desiderio costante di ricollegare il proprio pensiero a situazioni reali per attribuirgli concretezza. Questa particolarità non può che contraddistinguere personalità diverse. I fumatori di pipa sono abili nel coinvolgere e affascinare l'interlocutore ancor prima di avere esposto per esteso le loro idee mentre i secondi si soffermano a lungo su minuziose spiegazioni prima di passare al punto seguente della loro esposizione.

 

Fumatori di tutti i tempi

 

"L'ultima sigaretta". L'estremo desiderio del condannato a morte; un gesto che abbiamo visto ripetere centinaia di volte al cinema e in televisione. Un gesto che nella sua semplicità raccoglieva di volta in volta il godimento della raccolta in pochi istanti di tutta una vita, il piacere di assaporare un ricordo avvolto nel fumo, la sensazione di pace interiore prima della morte del corpo.


Il fumo ha accomunato in vita personaggi noti in tutti i settori della cultura, dell'arte della storia.
Tra i condottieri, Pietro il Grande e Federico il Grande, primo collezionista di scatole da tabacco. E poi Napoleone, la cui tabacchiera era la fida compagna sui campi di battaglia.
Napoleone III e Guglielmo II non disdegnavano la sigaretta. Stalin invece preferiva la pipa, Churchill non si mostrava mai in pubblico senza l'adorato sigaro. Mao era così dipendente dalla sigaretta che dopo la Lunga Marcia, coltivò personalmente il tabacco. "Fumare tutto il giorno e non fare moto" era la ricetta di Joseph Chamberlain per aver successo in politica.


Il concetto che la riflessione sarebbe impossibile senza l'aiuto di uno stimolante artificiale quale il tabacco, ha preso talmente l'umanità che non ci sogneremmo di leggere un'avventura di Sherlock Holmes dove egli non fumasse in modo talmente assiduo da far uscire dalle pagine del libro l'odore stesso del tabacco.
E cosa dire del mondo dello spettacolo? Oscar Wilde, Hemingway, Charlie Chaplin (solo in tarda età diventò un convinto non fumatore a causa dei danni che il tabacco poteva arrecare).
Chi non ricorda nel film "Casablanca", Humphrey Bogart con l'eterna sigaretta tra le labbra noncuranti? Ed il commissario Maigret, sempre occupato a pulire ed a ricaricare la pipa?
L'eccesso nell'uso del tabacco fu la causa del cancro alla bocca che condusse alla tomba Freud. Darwin imparò a fumare dai gauchos quando cavalcava con loro nelle pampas; dopo un mese di astinenza confessò di sentirsi "estremamente letargico, ottuso e malinconico".


E tra i musicisti famosa era la pipa di Händel mentre Bach ha dedicato al fumo persino un poema. Mozart non abbandonava mai la scatola del tabacco da fiuto ma detestava gli ambienti impregnati di fumo. Beethoven prediligeva la pipa, mentre Wagner, impegnato a suonare il piano per alcuni amici, avendo terminato il tabacco da fiuto, esclamò: "Niente più tabacco, niente più musica".

 

 

 

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Pipa : I materiali

 

Le pipe possono essere fatte in un gran numero di materiali; ma parlando di pipe pensiamo anzitutto alle pipe realizzate in legno, terracotta o in schiuma.

 

Le pipe in radica


La radica e il materiale classico per le pipe in legno. Si usano le parti bulbose o le radici del l'erica arborea.
Tale arbusto, che può raggiungere un'altezza sino a quattro metri, cresce soltanto nelle regioni mediterranee, quali Sardegna, Corsica, Calabria, Sicilia, Grecia, Tunisia, Algeria e Marocco.
Nonostante i molti tentativi in materia non si è mai riusciti a coltivarla domesticamente; la pianta è "testarda" e non cresce altro che selvatica.


Le più belle e le più pregiate pipe in radica hanno una nervatura parallela e regolare partendo dal fondo verso l'orlo. Tali pipe, dette "fiammate", sono molto esclusive.
Sono rare anche l' "occhio di pernice" caratterizzate da nervature ovali disposte trasversalmente. Comunque il disegno della nervatura determina solo in parte la qualità di una pipa.


Vantaggi e svantaggi
La radica è un Legno durissimo ed estremamente resistente cd calore, grazie ad un'alta percentuale di acido silicico. E' leggera, respira, e per la pipa è un materiale meravigliosamente "vivo". Uno svantaggio è che il legno non è di sapore neutro; nella maggior parte dei casi però, ciò dà al tabacco un aroma tutto particolare, per niente sgradevole.

 

Le pipe di schiuma (di mare).

Perle pipe di schiuma viene utilizzato il silicato idrato di magnesio, che si trova in giacimenti in Asia Minore (Turchia) e in Tanzania. I blocchi di schiuma originari della Turchia sono di color bianco candido e molto leggeri, quella proveniente dalla Tanzania è un po' più pesante, di struttura più grossa e di minor purezza.
Accanto alle predette due qualità si trovano in commercio prodotti ottenuti con cascami di schiuma ridotti in polvere e poi impastati. Di qualità nettamente inferiore, per il non conoscitore e difficile distinguerli dalla schiuma pura. Risultano più pesanti e meno lucidi.


Vantaggi e svantaggi

Le pipe di schiuma non richiedono rodaggio. Sono leggere e, per la porosità del materiale con cui sono fatte, assicurano una fumata fresca e leggera. Vi sono dei fumatori che le prediligono per la caratteristica di colorarsi man mano con un imbrunimento progressivo, considerato affascinante e da ottenere con cura particolare. Sono molto fragili e costose. L apipa calda può spaccarsi per il gelo o se viene appoggiata su una superficie fredda.

 

Le pipe di terracotta,

Fumare la tradizionale pipa di terracotta è diventato raro. Benché siano gradevoli a vedersi e brucino molto bene, non vengono quasi più prodotte. Sono estremamente fragili e non durano molto in quanto la terracotta tende a saturarsi di condensati.
Attualmente, anche se non molto diffuse, si usano pipe di terracotta fusa. Ve ne sono due tipi: a parete semplice e a parete doppia. La seconda è la più popolare e brucia ottimamente. Loro caratteristica è il vuoto tra le pareti del fornello e quello esterno. Quando la si fuma, il fumo e la condensa del tabacco si raccolgono nello spazio esistente fra le due pareti, dove l'umidità viene assorbita ed il fumo si rapprende.
 

Vantaggi e svantaggi

Le pipe di terracotta assicurano una fumata asciutta e leggera, assorbendo l'umidità, sono fragilissime e si riscaldano durante il fumo.

 

Le finiture

 

Una pipa, quale ci appare nel suo assetto finale, può essere

 

· naturale
· verniciata
· sabbiata
· rusticata

 

Mentre i primi due termini si spiegano da soli (naturale è la pipe soggetta a una semplice pulitura e trattata con olio speciale o con cera carnauba; verniciata è la pipe cui viene data una colorazione), i termini sabbiata e rusticata necessitano di una spiegazione, anche perché sono spesso confusi tra loro.

 

La pipa rusticata o zigrinata è raramente una pipa di pregio, anche se perfettamente funzionante e magari gradevole. La sua rugosità si ottiene usando piccole frese che, scalfendo irregolarmente la superficie del legno, confondono i difetti più o meno vistosi e consentono di utilizzare le teste che altrimenti sarebbero da eliminare. Per questo motivo può essere messa in commercio a prezzi abbastanza modesti.

 

La pipa sabbiata è invece quella sottoposta a un fortissimo getto di sabbia finissima, che rivela in sottili costure le vene orizzontali e verticali già esistenti nel legno, dando alla pipa una rugosità che rispecchia esattamente la vena naturale. La vena tenera del legno è erosa dalla sabbia, mentre la parte dura emerge, conferendo leggerezza alla pipa e una maggior facilità al "raffreddamento", poiché la rugosità ne moltiplica la superficie esterna. Non è quindi vero, come spesso si dice, che si sabbiano le pipe difettate, allo scopo di mascherare con la sabbia alcune cavità che renderebbero il fornello inutilizzabile, così come non è vero che si possono sabbiare pipe assolutamente lisce, ottenute dalla parte meno pregiata del ciocco, cioè il ramo, poiché la sabbiatura non potrebbe mettere in risalto una venatura che non esiste, ma ne deformerebbe anzi la superficie.

 

Le stuccature

 

La radica è un legno, e come tutti i legni può aver dei difetti più o meno vistosi, che vanno da nodi a piccole a "camolature", o punti neri. Questo spiega perché i pezzi assolutamente perfetti sono molto rari e molto costosi. Quando si sia accertato che tali difetti sono puramente estetici e non incidono sulla qualità della pipa, si procede alla stuccatura. Operai, ma più frequentemente operaie, con abilità da miniaturisti, provvedono a otturare i microscopici forellini con un impasto di mastice e polvere di radica, rendendo così omogenea la superficie. Il venditore intelligente e onesto non tacerà la presenza di queste stuccature (visibili peraltro con una lente se non coperte da strati di vernice), ma chiarirà al cliente inesperto che esse non hanno alcuna influenza sulla buona resa della pipa, mentre gli consentono di effettuare l'acquisto a un prezzo molto minore. Generalmente, durante l'uso, la pipa stuccata non presenta alcun inconveniente. Può accadere, ma raramente, che dopo un uso prolungato la stuccatura cada, mettendo a nudo il forellino. Ma anche in questo caso sarà l'estetica a soffrirne, mai il funzionamento: se la pipa è di buona radica, ben stagionata, rimarrà sempre una buona pipa e potrà facilmente essere stuccata di nuovo. Più grave invece se lo stucco nasconde un buco "passante", cioè se la radica del fornello è forata da parte a parte. Ma i fabbricanti seri questi fornelli li buttano via.

 

 

 

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 Pipa : Il Tabacco

Il tabacco appartiene ad un genere molto vario, alla famiglia delle Solanacee, di cui tra l'altro fanno parte anche il pomodoro ed il peperone. La denominazione ufficiale del tabacco è "Nicotiana tabacum",

Il tabacco è una pianta a ciclo annuo e cresce di preferenza nei climi caldi e tropicali, soprattutto nelle zone tropicali e sub-tropicali. Ma viene coltivato anche nelle zone temperate della Polonia, della Francia e del Canada. Si può affermare che non esiste nazione ove non venga coltivato.
E' una cultura che richiede molte cure e attenzione se si vuol produrre foglie sane e di qualità superiore. Solo le foglie migliori vengono selezionate per la produzione dei trinciati da pipa.

Il tipo di seme utilizzato, la qualità del terreno, il clima della zona di coltivazione e della regione di origine del tabacco, il modo in cui le foglie vengono essiccate: tutto contribuisce a determinare il pregio, l'aroma e la qualità del tabacco.
Le centinaia di specie coltivate in tutto il mondo, ognuna con caratteristiche diverse, possono essere raggruppate in quattro famiglie principali: Virginia, Kentucky; Burley ed Orientali.
Una volta tali aggettivi si riferivano ai paesi di origine. Oggi i vari Virginia, Burley, Kentucky ed Orientali non vengono più coltivati esclusivamente in quelle regioni, ma sono diffusi in tutto il mondo.
Così il Virginia non proviene più esclusivamente dallo Stato della Virginia negli Stati Uniti, ma dal Malawi, dallo Zimbabwe, etc. Il Kentuckv non viene coltivato esclusivamente nello Stato omonimo, ma in numerosi paesi africani ed europei.

 

Virginia


I tabacchi Virginia, definiti dagli specialisti "flue-cured", vengono essiccati in capannoni chiusi con correnti di aria calda prodotte da un sistema di riscaldamento centralizzato.
Le foglie Virginia, generalmente di bell'aspetto e di colore giallo paglierino, hanno un profumo non molto marcato e bruciano lentamente.

 

 

 

Kentucky


I tabacchi Kentuckv, o"fire-cured", vengono essiccati sulla brace di legna. Di colore brunito, sono caratterizzati da un aroma "affumicato" molto particolare. Bruciano lentamente ed hanno un gusto pieno e rotondo.

 

 

 

Burley


I tabacchi "Burlev" o "air-cured" vengono appesi per parecchie settimane in capannoni esposti all'aria aperta. Il loro colore copre varie tonalità del marrone fino al testa di moro.
Bruciano piuttosto rapidamente e sono caratterizzate da un aroma di cioccolato, che viene spesso evidenziato con un procedimento definito toasting, durante il quale il tabacco viene riscaldato. I tabacchi Burlev assorbono facilmente gli aromatizzanti.

 

 

Orientali


I tabacchi orientali o "sun-cured'' vengono essiccati al sole all'aperto. Per loro natura hanno un aroma molto forte, caratteristica questa che si riscontra anche nel sapore spiccatamente esotico.
Per queste loro peculiarità vengono utilizzati nelle miscele solo in piccole quantità, il che è sufficiente a far loro acquisire un gusto sorprendente e delizioso).
Hanno un colore giallo verdastro e bruciano lentamente, essendo le foglie un po' più spesse che in altre varietà di tabacco.

 

Quanto più alti ci si trova nella pianta tanto più solida è la foglia, tanto più lenta la infiammabilità e tanto più forte il sapore.
Così le "primings" (foglie basilari) per esempio si usano di più per i tipi "baai" che bruciano veloci e per i "mixtures" (miscele) si impiegano più le foglie mediane. Le "mixtures" bruciano un po' più lente. E' il compito del miscelatore trovare una combinazione che darà una bella miscela gustosa equilibrata.

Importanza del posto di origine della foglia di tabacco sulla pianta.


Le foglie di tabacco hanno in generale la caratteristica di aumentare di consistenza man mano che si procede dal basso della pianta verso l'alto: per cui più in alto è posta la foglia e più è spessa, più marcato il suo sapore e più lenta la sua combustione.

 

 

I tabacchi più usati per i trinciati da pipa

 

Burlev


Tabaccò di gusto neutro, si mescola bene con ogni altro, assorbe facilmente additivi e aromatizzanti, nelle miscele esercita azione equilibratrice. Curato ad aria, è blando nel carattere ma pieno nel corpo, brucia bene e lentamente. Il tipo White, oggi il più diffuso, è più leggero e dolce. La qualità migliore ha colore oro ramato.

 

Kentucky


E' sostanzialmente un Burley curato a fuoco diretto, quindi più scuro. Non molto pregiato, nelle miscele serve a dare corpo e robustezza. Quello coltivato in ltalia e opportunamente fermentato è la materia prima del Toscano.

 

 

 

Marvland


Poco usato nei trinciati. Curato all'aria ha colore giallo-ocra chiaro, gusto caratteristico ma discreto, sapore neutro e leggero, eccellenti qualità di combustione.

 

Orientali o Turchi o Levantini


Molti i tipi, sono impiegati nelle miscele in proporzioni raramente superiori al venti per cento come aromatizzanti naturali. Si associano bene con i Virginia. Tra i tipi più pregiati:
Xanthi, Smirne (lzmir), Mahalia, Samsum (Maaden), Giubek (speziato). Sono curati al sole.

 

 

 

Virginia


Il più famoso e il più usato, coltivato un po' dovunque. Ha tasso elevato di zucchero e di oli essenziali che gli conferiscono sapore zuccherino e notevole profumo. E' "flue cured" (cioè essiccato con riscaldamento per mezzo di tubazioni), fermenta in botti e ha stagionatura di due-tre anni. Considerato "dolce" può essere piccante e attaccare in gola. Oggi si usa soprattutto il Virginia Bright, color giallo limone.

 

 

Latakia


Si coltiva in Siria e a Cipro. Curato con il fumo di piante ed erbe aromatiche, acquista un colore quasi nero, aspetto untuoso. Infumabile da solo, è il tipico condimento usabile fino a un massimo del 15 per cento. Ora però che la qualità generale è scaduta le percentuali possono essere aumentate.

 

 

 

Perique


Altro tabacco-condimento, preparato esclusivamente in Louisiana con caratteristico procedimento di fermentazione. Tipico sapore speziato. Si usa nelle miscele in proporzioni dal 5 al 20 per cento.

Tabacchi di tipo inglese
Se ne producono anche fuori del Regno Unito, United Kingdom. Quelli originali godono di grande reputazione. Non sono "facili", nel senso che costituiscono un punto d'arrivo, vogliono un palato esercitato. Questo non significa che siano più "forti". Sono in genere privi di sostanze aromatizzanti o ne hanno modeste quantità. La base della mixture inglese classica è formata da Virginia di vari gradi e con diverse maturazioni, con l'aggiunta di Orientali; il condimento è dato dal Latakia (più raramente dal Perique). Diffusi, per il consumo interno, i tipi flake. Si possono assimilare agli inglesi i trinciati scozzesi e Irlandesi.

 

Cavendish


Non è un tipo di tabacco, ma un procedimento di lavorazione, basato su pressione e calore. E' adottato con modalità diverse da produttori di vari paesi, specie olandesi e inglesi. I trinciati riconducibili a questo gruppo sono leggeri, abboccati, morbidi, molto adatti a chi comincia e a chi si converte dalla sigaretta alla pipa (e fa bene).

 

 

 

Tabacchi di tipo olandese
I più diffusi nel mondo. Molto elaborati, i più tipici sono anche sensibilmente aromatizzati. Leggeri, adatti per principianti (consigliabili i meno profumati), fumabili tutto il giorno. Oltre ai tabacchi già ricordati, molto usato in queste miscele il Giava, tabacco orientale dolce, saporito e leggero; ma anche foglie africane e brasiliane. Assimilabili agli olandesi (ma in Olanda si fa di tutto e si lavora molto anche "per conto") i trinciati danesi, bene affermati, e quelli tedeschi.

 

 

Tabacchi di tipo americano
Miscele a base di Virginia e Burley, notevolmente aromatizzate generose e dolci, di taglio piuttosto grosso, con larga diffusione del granulare.

 

 

 

 

 

 

Tabacchi di tipo naturale
Tipici i trinciati francesi. Uso di tabacchi scuri, nessuna aromatizzazione, in qualche caso torrefazione spinta.

 

Glossario del tabacco

 

I parametri fondamentali nella degustazione sono il gusto e l'aroma del tabacco in particolare l'aroma è percepito soprattutto attraverso l'olfatto e perciò viene avvertito più dagli altri che dal pipatore, per il quale la saturazione del senso è molto veloce. Mentre il gusto è la fonte principale del giudizio, l'aroma vi contribuisce solo in parte.


Il GUSTO (l'AROMA) può essere:


pieno:
quando un intervallo di gusto è investito in maniera decisa;
ampio:
quando l'intervallo investito è largo;
leggero:
quando è scarso ma non per questo indeciso;
aggressivo:
quando aggredisce i sensi;
fresco:
ne è il contrario;
pregnante:
quando tende a saturare i sensi;
pulito:
quando ha caratteristiche decise e ben definite;
fragrante:
quando stuzzica i sensi senza saturare.
rotondo (o armonico):
quando i componenti del tabacco si fondono gradevolmente e non si avverte separazione fra gusto e corpo;

ruvido (o spigoloso): ne è il contrario;
liquoroso:
quando richiama quella scorrevolezza tipica dei vini del Sud o de liquori a bassa gradazione;
robusto:
quando alla caratteristica "pieno" si accompagni una forza "full".


Inoltre, con ovvio significato, il gusto può rivelarsi: dolce, piccante, speziato, pepato, asprigno, amarognolo, acidulo, fruttato, salino, ed altro.
La FORZA
discrimina i momenti della giornata adatti ad un particolare tabacco è riconducibile agli effetti del fumo sullo stomaco e sul cervello; si divide in mild, medium e full, con tutte le possibilità comprese. Per esempio, intenderemo con mild-mediurn una forza che è più mild che medium, oppure con full-medium una forza che tende più al full che al medium, e così via. Le possibili gradazioni sono perciò sette.
Abbiamo preferito dare questa definizione di forza benché contrasti molto spesso con quella data dai produttori ai propri tabacchi per eliminare gli interrogativi e le contraddizioni che nascono dagli aggettivi che si trovano impressi sulle scatole. Si sa che spesso "mild" indica dolce o che "full" indica ricco di gusto oppure che "medium" vuol dire regolare, con caratteristiche medie.


Il CORPO
indica il carattere del tabacco: è quel componente del fumo che "sostiene" il gusto e di solito tanto più appagante risulta essere la fumata quanto più è elevato


Il tabacco può essere:


unto:
quando è visibile o rilevabile la presenza di sostanze oleose;
grasso:
quando permette una veloce incrostazione della pipa;
sporco:
quando lascia depositi catramosi in rilevanza.


Il RETROGUSTO
è il gusto che si avverte a volte alla fine di una boccata espirata e molto spesso alla fine della pipata; è descritto dagli stessi aggettivi che caratterizzano il gusto.

 

Il GRADO DI UMIDITA' è un parametro che ha carattere soggettivo. Ha importanza la sua variazione nel tempo, dipendente anche dal metodo di conservazione. Daremo perciò un nostro giudizio sull'umidità del tabacco appena aperta la scatola.


Infine il PROFUMO
è l'odore che il tabacco sprigiona quando si apre la confezione.

 

 

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GUIDA UTILE : COME FUMARE UNA PIPA

 

 

Come caricare

La carica della pipa merita tanta attenzione quanto l'acquisto stesso della pipa e la scelta del tabacco più idoneo al gusto ed alla peculiarità del fumatore.
Una pipa mal caricata, per esempio premendo troppo il tabacco, richiede che si aspiri forte, il fuoco al posto di bruciare liberamente cova e fumare non dà piacere ma stanca. Una pipa invece caricata troppo leggermente, tira troppo divenendo troppo calda con deterioramento dell'aroma del tabacco.
Ciò non significa che caricare una pipa sia assolutamente difficile. Occorre, per prima cosa, sfilacciare ben bene il tabacco per renderlo più arioso e quindi caricarne pizzico per pizzico nella pipa. I primi pizzichi dovranno essere pressati molto leggermente nel fornello, aumentando quindi la pressione, progressivamente man mano che la vostra pipa sarà carica
Occorre, infatti, che la densità del tabacco all'interno del fornello aumenti con regolarità dal basso verso l'alto.

 Il tabacco con fibra lunga dovrà essere caricato con un movimento a spirale. la pipa sarà considerata caricata nel modo giusto quando sotto la pressione del indice si sente ancora un po' di elasticità.
Va da sé che si caricherà più o meno la pipa a seconda del gusto del fumatore. Occorre però non riempire una pipa sino all'orlo. Una delle caratteristiche, infatti del tabacco da pipa è che bruciando aumenti un po' di volume arricciandosi. Se seguirete puntualmente questi consigli vi accorgerete che per caricare bene la vostra pipa occorre soltanto un po' di destrezza e di esercizio. Se la pipa sarà stata riempita bene e se userete l'accortezza di aspirare lentamente e tranquillamente, potrete sentire sino alla fine del tabacco una piacevole leggera resistenza.

 

 

Come accendere e fumare

 

Il mezzo migliore per accendere la pipa è sempre ed ancora il fiammifero.
Il fiammifero non dà retrogusto ed il suo uso è semplice. C'è chi dice che accendere un fiammifero rilassi.
Naturalmente chi preferisce l'accendino può usare quelli a gas. Ve ne sono degli ottimi in circolazione, speciali per la pipa con un particolare tipo di fiamma.
Consigliamo, però, di non usare mai accendini a benzina; i vapori di benzina influiscono negativamente sull'aroma del tabacco.
Nell'accendere la pipa bisogna procedere con un movimento rotatorio, calmo della mano, in modo che bruci tutta la superficie; se brucia solo parzialmente, si rischia che il fuoco proceda obliquamente nella pipa sino a che non tarderà a spegnersi, lasciando pane del tabacco incombusto ed inutilizzato.
Siccome il tabacco si solleva, arricciandosi, una volta che bruci su tutta la superficie, occorrerà pressarlo cautamente con il premibacco, dopo di che spesso occorre riaccendere la pipa. La vostra pipa così preparata brucerà tranquillamente e regolarmente. Ma non credere mai al fumatore di pipa che sostiene di riuscire a fumarla tutta senza che si spenga.

Ogni pipa si spegne almeno una o due volte mentre la fumate, cioè dopo che si sono consumati 1/3 e 2/3 del tabacco. Un fumatore di pipa esperto può aver bisogno di quattro o sei fiammiferi per fumata.
Se la vostra pipa si è spenta, niente di irreparabile, rimuovete con cura la cenere e riaccendetela. Aspirate sempre, con regolarità, tranquillamente senza mordere troppo il bocchino, in quanto ciò stimola una maggiore secrezione salivare con conseguenti effetti negativi.
Ma se nonostante tutto un po'di liquido sarà entrato nel condotto, potrete rimuoverlo con uno scovolino.
Se seguirete questi accorgimenti siamo sicuri che riuscirete a gustare sino in fondo la vostra pipa traendone il massimo piacere.

 

 

Il rodaggio

 

Una pipa di radica, che non abbia subito un preliminare trattamento speciale, dovrà all'inizio, usando un gergo automobilistico essere rodata. Soltanto dopo questo periodo, e se si adotteranno dei semplici accorgimenti, essa procurerà al suo proprietario un piacere ottimale.
Sul come effettuare questo rodaggio se ne sentono tante; ognuno ha il proprio metodo sicuro, talvolta molto complicato, quasi magico. In realtà si trattata di un'operazione molto semplice consistente nell'abituare gradualmènte la pipa al calore e a far formare, con la combustione del tabacco, all'interno del fornello, quella crosta di carbone che ha la duplice funzione di proteggere il legno dal calore ed assorbire il liquido di combustione, rendendo più rotondo e gradevole il fumo.
Caricate pertanto la vostra pipa nuova dapprima per 1/3, fumandola sino all'ultimo e così per tre, quattro volte.
Quindi aumentate la quantità di tabacco usato sino a riempire per 2/3 la pipa, mantenendo anche questa dose per tre, quattro volte.
Avendo l'accortezza di fumare lentamente, a boccate corte ma non troppo frequenti in modo che il fornello non si surriscaldi, otterrete una magnifica crosta uniforme: la vostra pipa e pronta a soddisfarvi pienamente.
Parecchi fabbricanti di pipe, fra cui la Amphora, usano rivestire l'interno del fornello con uno strato artificiale di carbone per evitare ai loro clienti la necessità del rodaggio.
Ma per chi si accosta per la prima volta al mondo della pipa, anche usando una pipa prerodata, è consigliabile attenersi alle precedenti istruzioni, sia per meglio imparare a fumare la pipa stessa sia perché una pipa nuova è sempre un oggetto che anch'esso dovrà abituarsi alle abitudini del fumatore,

 

 

Il famigerato rodaggio


Una buona pipa non ha bisogno di "preparazione". La si pulisce (gli igienisti disinfettano il bocchino, magari con una buona grappa di alta gradazione) e la si fuma. Il rodaggio? Ma sì, in un primo periodo la pipa vuole qualche precauzione, chiede di essere trattata con un po' di riguardo; ma niente di complicato.
Se si vuole, per le prime quattro-sei volte si fa una carica parziale. Ma non è indispensabile. Si può caricare tutto il fornello, purché in scioltezza. Fumare con molta calma, meglio se in luogo tranquillo e riparato, cercando (ma senza drammi) di arrivare fino in fondo. Riposi un po', più lunghi per una pipa nuova: diciamo un paio di fumate (con intervallo) e poi la si riprende il giorno dopo. Tabacco di taglio più grosso che fine, medio di corpo e di aroma.
Tra gli scopi del rodaggio, quello di avviare la formazione della "camicia" di carbone all'interno del fornello. Questa incrostazione, che si forma a poco a poco, serve a conservare la pipa e a proteggerla dalle bruciature, ad assorbire umidità, ad ammorbidire il fumo. Gli esperti fanno in modo che cominci a formarsi sul fondo e Poi, via via, salga uniformemente lungo tutta la parete del forneflo. Perciò si raccomanda di "portare in fondo" le prime fumate in una pipe nuova. Ma questo non deve diventare un'ossessione, né indurre a insistere fino al rischio del disgusto o delta bruciatura del fornello.
La crosta è dunque utile, ma se è in misura eccessiva può diventare pericolosa e causare incrinature nel fornello. Bisogna lasciarne lo spessore di un millimetro o poco più, intervenendo, se necessario, con gli alesatori che si trovano in commercio. L'operazione di raschiatura è delicata, occorre ottenere una superficie il più possibile uniforme.

 

 

Per una buona fumata

 

1. Usare solo pipa asciutta e pulita.


2. Caricare il tabacco -
ben sciolto e a giusto grado di umidità - a piccoli pizzichi: i primi appena deposti in fondo al fornello, gli altri via via sempre più premuti. Carica accurata significa buon tiraggio (e buon tiraggio vuoi dire evitare boccate a mantice e quindi evitare che la pipa scotti, che la lingua bruci e che si formi troppa umidità: vedere punti successivi). Pareggiare con colpi di pollice la superficie del tabacco, eliminare i filamenti che escono dal bordo del fornello.


3. Accendere in modo uniforme
su tutta la superficie aspirando con frequenza ma dolcemente. Usare fiammiferi di legno o accendini a gas. Gli accendini a benzina e i cerini appestano il tabacco.
4. Riaccendere. E' quasi sempre necessario. il primo contatto con il fuoco fa sollevare il tabacco. Bisogna allora premere (è il famoso colpo di pollice tra i due fiammiferi; ma conviene usare il pigino), pareggiare la superficie del tabacco e riaccendere definitivamente.


5. Fumare con boccate lente,
ritmate, tranquille, distanziate (da sei a dieci al minuto) in modo che il fumo si veda appena. Chi ha l'abitudine alla sigaretta pensi che deve fare proprio tutto il contrario. Tirare forte e in fretta provoca tutti gli inconvenienti che inducono ad abbandonare la pipa: calore eccessivo, acquerugiola, lingua irritata. Il giusto (placido) ritmo della pipe si acquista poco alla volta. Di tanto in tanto, premere il tabacco in combustione per ristabilire il tiraggio ottimale. Se la pipa si spegne, si riaccende, niente di tragico. La cenere collabora a una combustione regolare e tranquilla: prima di riaccendere, se mai, si può eliminare quella che esce spontaneamente capovolgendo la pipa.


6. Il fumo della pipa
(come quello del sigaro) non si aspira, non si manda giù (dove andrebbe a flnire, altrimenti, la superiorità sulla sigaretta e il minor danno fisico?). Lo si assapora tra palato e naso. Il fumatore di pipa non brucia tabacco, lo gusta.


7. Si può riaccendere anche più volte,
ma non conviene ostinarsi a fumare il fondiglio umido e compatto che a volte può formarsi nel fornello. In questi casi, meglio buttare che rischiare il disgusto.


8. A fumata finita,
svuotare il fornello servendosi del curapipe e lavorando con delicatezza. Eliminare cenere e residui di tabacco. Mai battere la pipa contro una superficie dura, neppure il tacco della scarpa. Al limite contro il palmo della mano.


9. Soffiare energicamente nel bocchino
e quindi passare due o tre volte, con movimento di vai e vieni, lo scovolino. Naturalmente, senza aprire la pipa, operazione pericolosissima a pipa calda perché può rompersi.


10. E così vi siete preparata anche la prossima buona pipata.

 

 

Alcuni particolari inconvenienti

 

Tutti i fumatori, siano essi principianti o esperti, talvolta vanno incontro a degli inconvenienti dei quali i principali sono: fumo troppo caldo (il fumo brucia la lingua), fumata umida (gorgogliare), ma ambedue possono essere risolti senza troppa fatica.


Come evitare il fumo troppo caldo


La prima possibilità è che si usi una pipa non adatta a quel particolare tipo di tabacco: ad esempio un "mixture't non va usato con una pipa dal fornello molto grande. Altra ipotesi èche la pipa sia stata caricata troppo leggermente per cui tira troppa aria e di conseguenza scalda troppo.
Ma può anche dipendere dal fumatore; un fumatore troppo nervoso che tiri a scatti. Una pipa richiede calma e regolarità, se la si vuole gustare nel migliore dei modi e si vuole evitare che scaldi troppo.
Infine può dipendere da particolari condizioni ambientari, quali il vento o correnti d'aria (per esempio di un finestrino d'auto) che ravvivano il fuoco.
La causa principale di una lingua dolorante per i fumatori principianti dipende proprio o da una pipa troppo calda o troppo sporca; la pipa va ripulita radicalmente.


Come evitare una fumata umida


E' questo un inconveniente che ha fatto dubitare mòlti principianti circa l'opportunità di proseguire nel tentativo di gustare appieno il loro nuovo hobby e se questo sia quello giusto. E' un vero peccato perchà i rimedi per ovviare a simili problemi esistono e sono molto semplici; basta individuarne la causa.
La pipa può inumidirsi, pòr esempio1 se si ha l'abitudine di stringerla troppo forte, e in modo convulso, fra i denti. Tale azione, infatti, stimola le ghiandole salivari con immissione di saliva nel condotto del fumo.
Può accadere inoltre che il tabacco sia stato pigiato un po' troppo nel fornello, sicchà occorre tirare di più.
Oppure può dipendere da uno degli inconvenienti di cui al precedente paragrafo. Una pipa "troppo calda" è sempre una pipa 1'umida11. Una temperatura molto atta favorisce infatti la condensazione di liquido nel condotto fumano.


Ecco, dunque, cinque semplici regole d'oro per gustarsi appieno la propria pipa senza problemi.

 

1. fumare sempre una pipa pulita;
2. mantenere lo strato di carbone lungo le pareti del fornello allo spessore giusto;
3. non riutilizzare mai la stessa pipe appena spenta;
4. fumare con calma, rilassati e con tirate regolari;
5. utilizzare la giusta miscela per la pipe giusta.

 

 

 

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MANUTENZIONE DELLA TUA PIPA

 

 

Cura e manutenzione

 

Cosa fare per prolungare più a lungo possibile la vita della vostra pipa preferita? Semplice. Trattarla nel modo giusto seguendo delle regole molto elementari.

Trattamento e cura
Per prima cosa fate sempre bene attenzione a non cercare di eliminare i residui di tabacco, battendo la pipa contro un oggetto duro..
Fumando la pipa si riscalda dilatandosi; evitate pertanto accuratamente di smontare la vostra pipa finché è calda, potreste provocare la lesione del cannello.
Non riutilizzate la pipa finché è calda; lasciatela raffreddare prima di riaccenderla perché una pipa calda falsa il gusto del vostro tabacco.
Smontate e ripulite la vostra pipa soltanto quando siete ben sicuri che si è raffreddata. Soltanto allora potrete svitare il bocchino avendo l'accortezza di ruotarlo sempre in senso orario.
Dopo aver fumato riponete la pipa, sempre, con la testa in basso e la canna verso l'alto. E' buona norma lasciarvi dentro un po' di cenere. I liquidi che si trovano ancora nella canna potranno rifluire così nel fornello dove verranno assorbiti dalla cenere.
Quando la pipa si sarà freddata eliminate i residui con un nettapipe, senza lasciarveli troppo a lungo: occorre infatti che la pipa si asciughi e si aerei bene.

 


Manutenzione giornaliera e pulizia intensa


Una pipa va pulita ogni giorno; il mezzo più idoneo è lo scovolino. Ripulire bocchino e cannello con lo scovolino è senz'altro facile I resti di cenere del fornello vanno invece rimossi con un nettapipe.
Scovolino e nettapipe sono attributi indispensabili per ogni fumatore di pipa. La frequenza invece della pulizia straordinaria intensa dipende molto dall'uso stesso della pipa in senso orario. Anche in questo caso si puliranno bocchino e cannello con uno scovolino che in precedenza, pero, sarà stato imbevuto di alcool.
L'operazione va ripetuta finché non vi sarà alcuna traccia di sporco sugli scovolini, badando a non imbrattare l'esterno della pipa con l'alcool, che macchia la radica.
Se poi la vostra pipa è dotata di un sistema (di filtraggio), potrete ripulirlo con uno spazzolino imbevuto di alcool, avendo cura poi di sciacquarlo con acqua fredda e quindi di asciugarlo bene.
Per quanto concerne lo strato di carbone ungo le pareti del fornello, non dovrà mai superare lo spessore di due millimetri.
Per ridurre lo strato di carbone allo spessore giusto utilizzate il vostro nettapipe. Tale operazione va fatta con cura e regolarità. Tutte queste precauzioni contribuiranno a rendere quanto più piacevole l'uso della vostra pipa.
Una pipa, infatti, che non è ben curata e pulita, sarà dopo un po' di tempo causa di inconvenienti come cattivo odore e retrogusto.
Una pipa ben curata, invece, diviene col passare del tempo sempre più buona e gradevole.

 

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